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I racconti di Borghino
Tratto dall’opera: San Tommaso dai cento anni ovvero a
zonzo sul passato di Certaldo e dintorni di Borghino Borghini
Il primo treno (Passa il vapore)
Il giorno della grande attesa e’ quello del 14 ottobre 1849.
Nel pomeriggio passa la vaporiera per il viaggio inaugurale della strada ferrata centrale toscana.
Scende da Siena a Empoli, in discesa, come l’Elsa verso l’Arno.
A Empoli entra sulla Leopolda inaugurata l’anno prima.
Chi non ha paura può prepararsi a girare il mondo.
Dagli spalti del Castello, dalle poggiate, donne, uomini e ragazzi vivono l’avvenimento del mostro d’acciaio che sbuffa nella vallata.
Meglio guardarlo da lontano.
Gli animali si spaventano, scossi nella quiete solenne dei campi vicini.
Ma non quanto gli uomini.
La notizia corre per le campagne.
Di voce in voce assume proporzioni e immagini fantastiche.
Ha il diavolo in corpo! Cammina senza cavalli! E chi vi sale è sicuro di resistere alla velocità?
Chi l’accetta come nuova invenzione giura che sarà l’ultima.
Non ce ne potranno essere altre.
Ma ogni cosa al mondo presto diventa vecchia.
Le menti, piano piano, si aprono.
Gli orizzonti si fanno sempre più ampi.
Ancora una volta ci si domanda cosa ci può essere al di là di quel monte.
La ruota gira.
Le scarpe di Boccaccio (Pianelle Pantofole Zatteroni)
Le scarpe cadute dalla buca del camino e venute alla luce per l’evento disastroso della guerra che fa crollare la torre di Casa Boccaccio, delle quali parla Giuseppe Fontanelli a completamento della dichiarazione di Ottavio Viti, ritornano a Certaldo il 16 Novembre 1977.
Fontanelli le riceve in consegna dal soprintendente per i beni artistici e storici delle province di Firenze e di Pistoia, previa sottoscrizione dei verbali.
Sono scarpe e zoccoli per un totale di nove pezzi.
Due vengono trattenuti per il museo della casa antica fiorentina di Palazzo Davanzati.
Sono datate fra il XIV e il XV secolo.
Cinque scarpe spaiate e diverse da donna che misurano 22 e 25 cm., corrispondenti al 34 e 38 attuali.
Strette di diametro come se fossero di fanciulle.Una coppia di pianelle.Di chi erano, chi le raccolse, chi le nascose?Questi gli interrogativi che sollecitano i ricercatori, sempre pronti a frugare nel buio degli anni in cerca della risposta, per quell’istinti insito nell’animo umano.Le scarpe e gli zoccoli non sono saltati fuori da un libro di fiaba.Sono qui davanti con la storia nascosta.Raccontano solo le tre dimensioni.Rimane la fantasia.Fa capolino dall’ambiente.Cosa si può pensare di cinque scarpe femminili e di un paio di pianelle da uomo, rannicchiate in un pertugio nella casa del Boccaccio?Erano queste le pianelle che calzava Boccaccio mentre stendeva le sue memorie attraverso le novelle e le accomunava, e le documentava con qualche pezzo di affezione che poteva aver nome Filomena, Elisa, Meifele, Fiammetta, Pampinea?Amuleti in un ricordo perenne di amori perduti?L’ignaro bombardiere che sgancia la bomba di guerra dal cielo il martedì 18 gennaio 1944 alle 12.40 ha posto anche questa domanda.Lui, fra 36 aerei che martirizzano in quell’istante il paese inerme.Le superfortezze volanti vengono dalla Corsica.In un soffio di vento sono nel cuore della Toscana.E’ il secondo gruppo bombardieri che da 6100 metri affalca la preda.Una bomba da 500 libbre fra le 432 che precipitano centra la torre antica.Dopo sei secoli le scarpe escono dal pertugio.
Da questa piccola preziosa collezione spunta l’idea di un convegno calzaturiero.
Certaldo vanta un’antica tradizione nel settore.
Ero ragazzo quando i calzolai battevano il cuoio sulla pietra del Casciano, il torrente che si perde nell’Elsa.Pietre dure.Li sopra, il cuoio sotto i colpi del martello diventava morbido e prendeva forma.
Guglielmo Volpini presidente dei calzaturieri fiorentini e vice presidente della campionaria di Firenze, nonché consigliere del direttivo dei calzaturieri valdelsani, promuove l’incontro.
Esprime il suo punto di vista sui reperti.
“E’ stato certamente un mastro calzolaio.Forse qualcuno che ha viaggiato e ha frequentato ambienti di un determinato livello, a creare questi piccoli lavori.A parte la linea, che è attuale anche oggi, vi trovo qualcosa di esotico.Forse un calzolaio pellegrino alla ricerca di creazioni di scarpe attraverso le più belle, fantasiose corti del ‘300.Tutto sommato c’è la firma di un artista”.Le scarpe del ‘300 in vetrina sono il tema del convegno.
Il 23 febbraio 1978 Piero Bargellini tiene a Certaldo una dotta maliziosa, piacevole conversazione intorno ai calzari, alla moda e ai costumi trecenteschi.
Sullo Stemma (Sia cipolla tallita)
La decisione degli assessori che in data 4 novembre 1867 vogliono ritornare all’antico stemma di Certaldo scombussola il Consiglio.Rispolverano quello che ha la cipolla rossa tallita in campo bianco.Il suo motto “per natura sono forte e doppia ancora e piaccio a chi sta e a chi lavora”.
Questa insegna non piacque ai priori nel tempo dello splendore.Correva l’anno 1633 quando fu abbandonata per più nobile stemma: il leone rampante in fondo azzurro con giglietto rosso nella zampa destra.Era il fascino del potere che portava a imitare il Marzocco.
Perduta la cappa lisa dei priori, il piedistallo sembra più basso.Si magnifica il vecchio emblema “simbolo di forza, anzi di tutto il Creato, come lo fu per gli egizi, e che sia ristabilito in perpetuo”.Così tuona il consiglio.
Carducci a Certaldo (Carducci Oratore)
1875 Il paese è in festa per un altro avvenimento.La celebrazione del 500° anniversario della morte di Boccaccio che richiama a Certaldo gente illustre di cultura.
Giosuè Carducci tiene il discorso ufficiale.Magnifica il Boccaccio nella scelta fra due grandi città: Parigi o Certaldo?”Egli che poteva nominar patria due grandi città – dice l’oratore – egli, o Certaldesi, all’ultimo si disse vostro….. memore che di qui eran venuti i suoi padri, qui all’aer dolce dei colli toscani chiese un rifugio per gli ultimi studi e un po’ di requie all’ingegno e all’oblio delle illusioni del mondo e il sollievo alla tristezza degli anni cadenti: morendo ei fece di sé grazia a Certaldo”.
In questa occasione doveva essere letto uno studio di Fabio Canini sui tempi di Boccaccio.
Le circostanze non lo permisero.
Inauguraz. monumento di Boccaccio(Festa Grande)
1879 30 Giugno.……..L’avvenimento dell’anno.Vedere il Boccaccio in marmo che troneggia nella piazza da una settimana.
Tutta la stampa nazionale ne ha parlato:”gente in cravatta e abito a coda, allegre brigate di contadini in birocci e di benestanti in carrozza, di studiosi intervenuti da università, istituti superiori, licei, ginnasi, accademie, atenei, sodalizi.Tutti sono giunti col treno delle 8 da Firenze.Fra i tanti accorsi gli invitati dell’Accademia della Crusca e quelli della commissione bolognese dei testi di lingua col cav. Francesco Zambrini, padrino del monumento e delle feste, cittadino onorario di Certaldo.
”Da tutte le parti un luccichio di uniformi, un ondeggiar di pennacchi, uno sventolio di stendardi su quel mare di teste …L’inaugurazione ebbe luogo alle 11.20.
Quando al suono della sinfonia appositamente scritta dal maestro Pio Pannocchia (che fara causa per il suo pezzo da 455 lire) ed eseguita sotto la direzione, dalle quattro bande riunite di San Gimignano, Castelfiorentino, Montatone, e Certaldo, cadde la tela che copriva il monumento ed apparve la figura del grande novelliere, così ben ritratta dallo scultore prof. Augusto Passaglia, scoppiò un lungo e fragoroso applauso.
E’ un caldo terribile.Le case sono imbandierate.Per le strade liete brigate di giovanetti vestiti a festa e di ragazze campagnole fresche come boccioli di rosa, facevano un baccano festoso”.Attilio Hortis ha tenuto l’orazione ufficiale.
Alle 19 anche una gara di cavalli.Al teatro, serata di gala con la rappresentazione “il Boccaccio a Napoli”.Incasso lire 211.La notte e illuminata con fanalini in vetro colorato tipo veneziano.Brillano i fuochi d’artificio.
Le previste formelle che dovevano rappresentare nel bronzo alcune scene della vita di Boccaccio rimasero nei calchi in gesso.Mancavano i soldi.
Vere perle, si persero fra le dispute degli eredi Passaglia.
Grazie alla memoria del vecchio Luigi Bardotti fu possibile ritrovarli.In data 7 Dicembre 1961 il comune stipula la realizzazione in bronzo.Costo lire 600.000.Risultato deludente.Vengono fatte le fusioni sulla stessa grandezza dei modelli, e non in considerazione dello spazio predisposto nella base del monumento.
In occasione del centenario il comitato costituito per i festeggiamenti ritorna sull’argomento.La soprintendenza mette il veto.
Arriva la corrente elettrica (La luce corre sul filo)
Anno uno del ventesimo secolo.Il primogenito.Arriva l’elettricità.E’ finito il conto alla rovescia per stoppini, lucignoli, bugie e tanfino.La luce che corre sui fili parte dalla società carbonifera nazionale.Il canone annuo crea disaccordo .Mentre a Castelfiorentino grava per 2500 lire di potere illuminante per 730 candele, a Certaldo è di 3600 lire per 1070.Con questa nuova diavoleria, chi ci rimette e Giuseppe Bandinelli, il lampionaio che per venticinque anni ha percorso il paese con lo stoppino in mano.Perde il posto e lo stipendio di 614 lire.Entra nell’organico dei cantonieri e continua nel secondo lavoro delle scuole, come custode, per altre 180 lire.
Le ossa del Boccaccio
Cosi scrive il Pieratti (proposto di Certaldo intorno al 1910) a proposito delle ossa :”Nei restauri, scavando sul fondo di chiesa al lato sinistro di chi entra per l’antica porta murata rinvenni un sepolcreto distinto dagli altri con muratura con volta e dentro uno scheletro solo, mentre a poca distanza vi erano altri scheletri ammonticchiati gli uni sugli altri.Sopra la volta trovai pezzi di marmo uguali a quelli murati nella Casa del Boccaccio.Uno dei quali mi fu detto che combaciava con un altro murato in detta casa…………..Il teschio era di grosse proporzioni e messo a contatto con l’aria si spezzò in due.Io supposi, e giustamente, che quello scheletro potesse essere quello del Boccaccio.Infatti di fuori vi è uno stemma, che era in prima ricoperto da intonaco, colla scala e che è lo stemma del Boccaccio con sopravi scritto, come mi fu asserito esistere una memoria sull’archivio di stato di Firenze…….Io presi quelle ossa, avendo il municipio di allora, ad onta dei miei reclami, fatto niun conto delle mie osservazioni, e le posi in luogo sicuro aspettando altri tempi per metter fuori le mie basate supposizioni che dietro quanto è stato stampato dal prof. Tordi e da altri, oggi sono convinzioni…….Oggi le ossa per opera della Società de Monumenti e per le premure del senatore Isidoro Del Lungo, prof. Reina, marchese Mannucci e professor Massera sono state collocate coi sigilli in una urna cinerea e affidate alla custodia del cappellano attuale, don Emilio Tozzi di Modigliana.Essendo andato militare vengono messe in un armadio della canonica.Ho in animo di murarle nel luogo dove le rinvenni”………
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